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L'aborto        

 

 

L'ABORTO

Estratto da Scintille dall'Infinito Edizioni "Il Cenacolo" Milano · Italia

 

PREMESSA

  

Ogni legge umana comunque favorevole all’aborto o agli anticoncezionali è legge contro la fede, contro la fraternità, contro la morale.

 

L'ABORTO  

 

      Ancora una volta la superbia umana vuole ergersi contro la volontà suprema del Padre, vuol distruggere una legge morale, oltre che santa, vuole cioè “legalizzare” il triplice delitto dell’aborto. Si è chiesto il parere ai giureconsulti, ai clinici, agli ostetrici, si è cercato di creare un castello sul quale posare e saldare questa ignominia, ma la cosa dovrà naufragare. Comunque ritengo sia giunto il tempo di parlare anche fra di noi di questo orrendo misfatto, in quanto l’umanità lo ha sempre sottovalutato, non gli ha cioè conferito quel valore che voi potrete riconoscere, rilevare, dopo avere ascoltato le Mie parole.

      Anzitutto una premessa che sembra nulla avere in contatto col tema della conversazione. Il Padre, il Signore dei Cieli disse alla donna: “Tu partorirai con dolore”; era il suggello ad un’impronta che non poteva, non doveva variare durante tutta la vita dell’umanità. È stabilito dalla Legge che la donna debba soffrire per quella missione che si riversa beneficamente su tutta l’umanità, in quanto consente la rincarnazione: è la missione della maternità, la più nobile delle missioni. Ed ecco che, sul declinare di questa vita [1], si vuol distruggere questo sigillo: “Tu donna, partorirai con dolore”.

      Sostiamo a questo punto ed analizziamo prima di tutto l’ambiente nel quale si vuole operare: i genitali femminili, l’ovaio nel quale si maturano gli ovuli pronti per la fecondazione. Questi ovuli si staccano, variando il numero, ad ogni ciclo lunare, per due o al massimo per tre giorni. Passano in seguito dall’ovaio in un secondo ambiente chiamato tuba, che serve di transito fra l’ovaio e l’utero. Dalla tuba l’ovulo pronto per la fecondazione passa all’utero ed ecco che, se nell’esatto momento del transito dell’ovulo avviene il coito, lo sperma trasporta la parte fecondante verso l’utero. È  un gruppo di esseri in piena vita, in piena potenza, che corre alla ricerca della propria preda, del proprio ovulo; sono molti questi spermatozoi, ma uno solo, il primo ad arrivare sino all’ovulo, sarà quello che vince la battaglia, avrà il predominio sull’ovulo stesso e lo feconderà. Uno, può darsi però che gli ovuli siano due e due saranno le fecondazioni ed avremo il parto gemellare, trigemino, quadrigemino, ma sono casi eccezionali; anormalità strutturali portano a queste conseguenze, le quali sono però sempre legate ad un karma. Questa funzione è una funzione stabilita dalla Legge e ad essa non ci si può sottrarre.

      Ecco il primo punto: lo spermatozoo afferra, copre l’ovulo. Dicono questi dabben messeri: “Non appena ci si accorge dello stato di gravidanza, cioè non appena ci si accorge del principio della fecondazione, si può intervenire, limitando i casi (l’ipocrisia è evidente), per espellere l’ovulo; bisogna poter trovare l’attimo nel quale la vita comincerà, devono esservi dei segni premonitori”. Siamo di fronte ad una palese prova di insufficienza cerebrale in quanto basterebbe richiamarsi al Vangelo di Giovanni che dice: “Nel principio la Parola era, tutto quanto è stato fatto è stato fatto per la Parola e niente sarebbe stato fatto senza la Parola”.

      In sintesi, questo è il concetto: siccome la creazione è un moto vitale e la materia prima usata dal Padre è rappresentata dalle energie, tutto quanto è stato creato è vivo, è vitale; nulla vi è di morto, nulla vi è di statico, tutto è movimento; perciò l’ovulo rappresenta una quantità potenziale vitale, lo spermatozoo è vivo e vitale ed aspetta di fondere le proprie con le energie dell’ovulo per ottenere l’essere umano che si chiamerà poi uomo o donna. E così avviene per gli animali di qualsiasi specie. Come cercare allora l’attimo in cui diverrà vitale questo connubio uovo/spermatozoo, se i due componenti del connubio sono vivi e vitali, sono in potenza assoluta? È assurdo! Per un dotto questa è espressione della più volgare malafede.

      L’ambiente è stato descritto sufficientemente; guardiamo, ora, al fatto “aborto” in rapporto alla Legge.

      Per la legge umana è solo ed unicamente un infanticidio; se però vi è la scusante del moto di onore o del moto fisico, delle necessità fisiche, allora l’una e l’altra cosa rappresentano una diminuente; si guarda cioè solo ed unicamente all’intervento del medico, si guarda solo alla creatura che avrebbe dovuto completarsi e che invece viene espulsa. Ci sono però altri due fattori, di cui il primo è il problema rincarnativo che è un problema del Padre. Il movimento di risurrezione dello Spirito, della massa precipitata è un rapporto esistente fra il Padre e la massa stessa; è il Padre che ha voluto che avvenisse il concepimento, perché il coito fra due esseri può essere ripetuto negativamente per un lasso grandissimo di tempo; improvvisamente a quel dato tempo – e non prima e non dopo – entra in attività il volere del Padre, la precipitazione nuova ed il principio del nuovo cammino riscattante. Se i disegni del Padre portano quindi a quella determinata nascita, il togliere la possibilità a che questa avvenga rappresenta un ergersi contro la volontà divina.

      Il primo peccato, perciò, il più importante dei tre, è il peccato contro il Padre. Abbiamo poi il peccato verso la comunità, verso l’umanità, in quanto il disegno del Padre portava, come meta, all’inserimento di un nuovo essere nella massa affinché la massa stessa potesse godere delle energie e dell’opera della quantità inserita, la quale a sua volta avrebbe, per moto di evoluzione proprio, potuto valutare ed assorbire le energie della massa. È uno scambio stabilito dalla Legge, per cui, privando la massa di questo apporto, si ha colpa contro la massa, verso la massa.

      Infine, quella che l’umanità ritiene la parte più importante del fatto: l’essere al quale viene tolta la possibilità di mantenersi nello stato di progresso, di evoluzione e deve riprincipiare il corso di quel ciclo di reinserimento, di rincarnazione.

      Al di là di questa trinità negativa sta il pensiero che il legislatore ed il patologo devono portare allo Spirito, all’anima, la quale anima, nell’attimo stesso del coito, precipita violentemente e sosta davanti alla vagina della donna. Da quel momento quest’anima ha il compito di elargire, di irrorare le proprie energie sul connubio che si è formato fra lo spermatozoo e l’ovulo; posizione e luogo incomodi, non certo adatti ad un’anima abituata all’Infinito, per cui è costretta, in sofferenza ed in umiliazione. Questa è evidentemente una considerazione per arrivare alla quale tanto il legislatore che il patologo devono assuefarsi al concetto di rincarnazione, rincarnazione che, come ho detto a suo tempo, è provata dai Vangeli stessi.

      Vi sono pertanto più questioni che dovrebbero distogliere la mente del legislatore e del patologo da un’azione che Io ritengo abietta, immorale. Vi è l’ossequio al Creatore dell’Infinito: il Padre che tutto regge e tutti regge merita l’obbedienza, merita il rispetto, merita la devozione e la dedizione. L’umanità già turbata, già angosciata dalle vicende sociali, dalle passionalità sociali va considerata, ricordata, ed alla stessa non si può sottrarre l’apporto di un’energia della quale voi umani sconoscete la portata. Vi è l’orrore, infine, di spegnere una vita che esisteva ancor prima di essere vita umana.

      Tutto ciò rappresenta un complesso talmente negativo da indurre legislatore e patologo su una diversa via. Si dice da parte loro: “Possono esservi condizioni fisiche della donna che non consentono la continuazione della gravidanza”. Un attimo, un attimo solo di concentrazione; si è obiettato: “conoscendo l’istante in cui comincerà la vita dell’ovulo, la vita fisica, la vita reale, si può operare prima per l’espulsione e salvare la donna”.

      Innanzitutto ovulo e spermatozoo sono preesistenti alla vita umana, alla vita cioè nata dal connubio, dalla trasformazione, alla metamorfosi, poiché si tratta evidentemente della metamorfosi dell’ovulo e dello spermatozoo, entrambi quantità vitali. Se la madre poi era in condizioni tali da aver necessità di un intervento liberatore dopo due settimane di vita del connubio, la donna ha fatto male a chiedere la filiazione, doveva cioè rinunciarsi al coito, doveva rinnegarlo, poiché dal coito nasceva pericolo vitale. Se infine sono questioni di onore, la donna fa mercimonio di se stessa, per cui è il vizio che impera, è la lussuria che vuol dominare. La causa di onore è quanto mai fittizia ed apparente: due creature in preda alla passionalità, non all’amore, si danno e si posseggono; hanno cioè precedentemente provato tutte le tentazioni della carne prima di cedere, poi hanno ceduto con la coscienza di cedere ed ora vogliono salvare il proprio onore, il proprio candore, accusando tacitamente qualcuno, giacché, diversamente, la causa di onore sarebbe ingiustificata. Se i due interessati, cioè, si accoppiarono senza pensare alle conseguenze dell’accoppiamento, è evidente che non hanno utilizzato la trinità che è stata loro assegnata dal Padre: pensiero, ragione, coscienza. La colpa perciò ricade su di essi, solo su di essi; non si può ammettere la distruzione di un essere come giustificazione di una colpa propria.

      Nell’un caso e nell’altro “nego” il diritto umano di intervenire.

      Vi è altresì la donna che non può sopportare una gravidanza, fatto constatato in perfetta realtà, in perfetta verità. Ma dovete lasciarla soffrire: avete già errato quando avete usato gli anestetici per il parto, in quanto avete tolto alla donna quanto il Signore le ha assegnato: è un marchio, è un’impronta che è indelebile. I sessi non sono fatti per essere usati ad libitum; i sessi devono essere usati cum grano salis, nel tempo più opportuno, nelle condizioni spirituali adatte, non cioè con pensiero lussurioso, ma con pensiero amoroso, devoto, col pensiero di operare una missione, non di ricercare un godimento fisico. Nego ancora una volta il diritto di aborto, nego il diritto di legalizzarlo in quanto la tesi proposta dalla parte avversa è una tesi negativa, priva di fondamento, deformante la verità.

      Mi riporto ora, per il legislatore ed il patologo, agli Evangeli, i quali stabiliscono inconfutabilmente la rincarnazione, la stabiliscono ciascuno dei quattro per proprio conto. Le risurrezioni, sigillate dall’ultima, dalla divina risurrezione (quella del Cristo) promessa, stabilita quando Gesù parlò una delle molte volte al Tempio e disse: “Se Io volessi che questo tempio venisse distrutto Io lo ricostruirei in tre dì”. Il tempio è stato distrutto, in tre dì Egli lo ha ricostruito, così come ricostruì il tempio/Lazzaro, come risuscitò i trapassati che avevano necessità umane di essere ancora vivi e vitali.

      Questi concetti sono semplici, apolitici, fraterni, ma segnano una via ed una morale inderogabile; li affido a voi affinché sappiate propalarli, come siete usi fare, senza conferir loro importanza, lasciando che dalla loro lettura sgorghi quel moto di orrore e quella preghiera devota al Padre che il concetto stesso ed il delitto stesso meritano. Procedete nel vostro cammino portando lume e cercando che l’ignominioso progetto venga distrutto prima della sua attuazione. Mi troverete sempre pronto ad appoggiarvi, a sorreggervi, a sospingervi, affinché le leggi del Padre non vengano per la seconda volta intaccate, ostacolate.

 

 

 

QUESITI CHIARIFICATORI

 

      - Se soltanto uno spermatozoo perviene a fecondare un solo ovulo, per cui i gemelli provengono da due fecondazioni di due ovuli diversi, come si spiegano i fratelli siamesi?

 

      Mentre i fratelli gemelli provengono da due fecondazioni di due ovuli distinti, i fratelli siamesi provengono da un urto di energie, un urto triplicato, in quanto vi è un ovulo con due fecondatori, ciascuno dei quali non vuole lasciare la propria preda. Nella tuba o nell’utero vengono a trovarsi due spermatozoi abbarbicati allo stesso ovulo, per cui al giusto tempo si avrà un parto ibrido, costituito dalla connessione della materia dell’uno nella materia dell’altro. Anche qui un moto karmico impera, perché l’interferenza dell’uno nell’altro comporta un gravame, un peso talora tragico, rendendo indispensabile un atto di separazione che può, e ciò avviene assai spesso, degenerare in una catastrofe per l’una o per entrambe le creature.

 

      - L’eccesso di nascite, l’educazione sbagliata della prole, l’egoismo spingono a concepire l’aborto; quali concetti possono mettersi a raffronto?

 

      Dovete propagandare un concetto che è fondamentale, basilare: le volontà del Padre espresse ab initio, agli albori della vita umana furono valide allora, sono valide oggi e saranno valide fino alla estinzione ed alla metamorfosi dell’umanità. Sono leggi inamovibili, leggi di morale e di amore, di obbedienza e di carità, di umiltà e di semplicità, leggi che rappresentano il puntello delle varie società umane, il sostegno delle varie società umane: rappresentano la possibilità di riconquistare quel predominio dello Spirito sulla materia, che è il punto di partenza di ogni Spirito eletto.

      Chiarisco il concetto.

      Siete nati in potenza, in potenza dovete ritornare; siete precipitati per inversione di pensiero, dovete reinserirvi nel primo moto vitale. È per questo reinserimento che le leggi iniziali sono valide oggi e saranno valide sino alla cessazione dell’umanità, cioè sino al giudizio del Padre. Molto, vanamente, si può discutere sulle varie teorie, ma tutte devono convergere con moto sintonizzato verso un concetto fondamentale: la esistenza dell’Increato e l’opera facilmente apprezzabile compiuta dallo Stesso.

      Si domanda di conoscere l’attimo del principio vitale: voi vi coricate questa sera e vi è di fronte a voi una pianta scheletrica; domattina un germoglio infiora, adorna la pianta scheletrica. Un germoglio; ieri sera non c’era, durante la notte è avvenuto il miracolo, non il fenomeno, il miracolo: l’albero scheletrico ha dato la sua gemma, è passato cioè da uno stato statico ad uno stato dinamico. La gemma era rappresentata da un liquido, dalla linfa che aveva in sé il principio vitale. L’ovulo della donna e lo spermatozoo dell’uomo si accoppiano, non creano una vita, no, combinano una plasmatura, è una metamorfosi. È elementare ed è visibile l’esperimento nell’unione di una base con un acido: sono segni opposti che si elidono, perdono le loro proprietà, creano cioè una metamorfosi e così è per il connubio ovulo/spermatozoo; sennonché su questo connubio, a differenza dell’altro, vige lo sguardo del Signore, si posa lo sguardo del Signore. È per volontà Sua che si compie quella metamorfosi, e questa volontà del Padre va rispettata.

      Dovete sentire la vostra dappochezza umana di fronte alla immensità di pensiero e di azione dell’Infinito. Questi concetti devono albergare costantemente in ognuno di voi e dovete farli vostri, perché rappresentano la verità e la moralità, perché rappresentano la salvezza di una massa incalcolabile di creature che vengono distrutte ed allontanate temporaneamente ma dolorosamente, dalla volontà del Padre.

      Il mondo nella sua lussuria ritiene di aver soppresso una vita ancora inutile, ancora embrionale:  mancanza contro il Padre, contro l’umanità, contro la creatura che deve riprendere nuovamente il ciclo interrotto, cioè la parte più dolorosa di uno dei movimenti di rincarnazione, quello della discesa per il nuovo attacco. Se voi poteste concepire lo spasimo dell’anima, dello Spirito nel momento in cui la creatura sta per presentarsi alla luce e l’anima si attacca a quella che dovrà essere la sua materia, il suo veicolo di transito, valutereste un attimo di spasimo tale, di angoscia tale, di umiliazione tale, che voi lacrimereste per gran tempo.

 

      - Gli anticoncezionali non provocano l’aborto, perché condannarli?

 

      Il tema è scabroso, ma interessante. Ritengo sia utile per voi tutti, per tutta la massa umana raccogliere l’ammaestramento che sto per portarvi.

      Ho parlato di delitto verso il Padre. Non esiste solo il delitto nel caso di aborto, ma è delitto anche l’uso di anticoncezionali. Se la Legge ha stabilito un determinato concepimento in un determinato ambiente, e questo, per un solo moto di lussuria, per sola passionalità umana non viene condotto a termine, viene evitato ab inizio, questa evidentemente è ribellione alla concezione ed ai voleri dell’Eterno.

      L’aborto in ogni sua manifestazione è atto delittuoso: nessun motivo clinico o di onore è valido per annullare i disegni della Legge; chi sopprime questo moto di evoluzione compie senza alcuna attenuante un infanticidio. Ma l’infanticidio, in forma riflessa, è in atto ancor quando si abusa del coito, cioè quando si usano artifici atti a vietare la fecondazione. In quest’ultimo caso vi è tuttavia una diminuente della colpa, quella di aver voluto frodare la Legge, ma di ignorare se la Legge avrebbe o meno scelto quell’ovulo per una determinata fecondazione.

      Quando la fecondazione è cominciata, quando la prova della volontà divina è raggiunta, si ha un triplice omicidio: è l’orrido nel delitto con l’aggravante, per tutti e tre i delitti, della premeditazione ripetuta, in quanto, se una larghezza di vedute umana consente la provocazione (causa di onore e cento altre giustificazioni assurde), la Legge del Signore è legge di giustizia; è Legge di Amore, ma è legge di giustizia che non ammette assolutamente che, su una vita elargita per volontà del Signore, gli umani abbiano ad infierire, possano infierire, intendano infierire. Il delitto è triplice e fa precedere all’uccisione dell’infante l’uccisione della volontà dell’Eterno, la distruzione.

      È il ripetersi di quella stessa ribellione che aveva condotto l’infanticida nel tempo, la prima ribellione, la superbia. Ogni bizantinismo su questo concetto che Io ho esposto è vano; ho enunciato un assioma e l’assioma è infrangibile.

      Ponete ora in relazione quella che Io definisco un’esposizione di fatti, non un ammaestramento, ponetela in relazione con l’invito fatto a voi e a tutta l’umanità reiteratamente di sostanzializzarsi, di disumanizzarsi, di spiritualizzarsi, cioè di abbandonare la concezione vitale dell’ambiente chiuso, dell’ambiente lineare, dell’ambiente consistente, fisico, per vivere una vita derivante e vivente dell’ambiente spirituale, della sostanzialità delle cose.

      Perché l’uso di un anticoncezionale? Per sfogare un senso di passionalità che fa perdere la concezione di una missione, nobiltà di un’azione o azione nobilitata, comunque azione superiore, la missione dei genitori. Ecco perché siete giunti nel vostro tempo al cozzo tra figli e genitori, in quanto il figlio è concepito al di là dell’amore, è concepito nella passionalità, per la passionalità, con la passionalità. Se fosse stato concepito in perfetto amore, in perfetta coscienza, se ante-concezione fosse stata posta in espansione la trinità umana, vi sarebbe stata fra i genitori e la prole una corrente tale di amore e di sintonia che non avrebbe permesso certamente alla gioventù odierna di ribellarsi e di crearsi un mondo a sé stante, vergognoso per la prole stessa e per i genitori.

      È al concetto di missione che bisogna rifarsi, è la spiritualizzazione della vita che bisogna raggiungere. Il lavoro: il lavoro stanca, sfinisce ma è leva se ed in quanto esso venga raccolto in una forma disumanizzata, spiritualizzandolo, dedicandolo a qualche cosa che va al di là del normale. Un semplice operaio può compiere il suo lavoro fabbrile, nobilitandolo al punto di ricavarne guiderdone dal Padre, poiché l’operaio può operare dedicando le sue fatiche, le sue rinunce, i suoi sforzi alla prole nel Nome del Padre, formando così una trinità.

      Avete voi stessi, in voi stessi, tali possibilità e di questo dovete persuadervi, voi dovete convincervi di possedere ogni facoltà, ogni energia, ogni potenza per raggiungere questi obiettivi nel tempo, certi di poterli utilizzare, trasformati per potenza al giusto tempo, nell’al di là. La funzione di trasformazione, di ripresa, di rieducazione spirituale è affidata a tutta la massa umana, ma deve essere raccolta religiosamente rammentando sempre che la prole non è di vostra proprietà, non vi appartiene, è del Padre che ve l’ha affidata in custodia per la sua conservazione e la sua educazione.

      Se voi questo legame non lo sentite od evitate di sentirlo, per essere meno schiavi, più liberi, il gesto che compite si chiama arbitrio e le conseguenze sono tutte a carico vostro.

 

      - Come allora ci si deve comportare nel caso di aborto?

 

      Io dico: la Legge dell’Eterno si compia. Ogni intervento tendente a salvare una vita conseguentemente ad un parto è errato intervento, quando esso abbia luogo prima del termine.

      Dice il patologo: “Questa madre non può sopportare la gravidanza, al terzo mese di gestazione procederemo per l’atto abortivo”. Delitto!

      Chi lo compie è il patologo, spesse volte allettato dal lucro; chi lo accetta è la madre, spesse volte interessata nel fatto. Se invece la creatura nella sua plasmatura fisica è giunta, come voi dite, a giusto termine e l’intervento si rende necessario nell’un senso o nell’altro, si salva la vita della madre o del nascituro? In questo caso sia salvata la madre. La Legge comprende il dubbio del patologo, non colpisce, riporta nel tempo immediatamente l’anima in evoluzione, conteggiando la sofferenza; la madre compirà la sua missione come stabilito.

 

      - Che cosa avviene quando una madre, per vergogna, per timore di giudizio umano, sopprime un essere in gestazione?

 

      Ecco l’ombra maggiore che la donna può porre fra sé e l’Infinito, la vita che giunge non voluta, ma che dice: “Vedi quale è la radice amore, o donna?”. Questo rivela che ogni donna e madre deve sentirsi urna per quello che riceve. Ricordi la donna che il suggello della maternità posto in lei è dolore; essa lo ha accettato questo dolore dal quale uscirà il fiore della vita. Guai a coloro che, pur fuori di legge umana, infrangono la vita che giunge come seme e che come fiore sboccia. Ma guai agli uomini che lanciano la pietra: non si può scagliare pietra, lo vieta Iddio. Ogni donna, anche se per il vostro occhio umano è nella infima scala sociale, è sacra quando ha in sé il suggello della vita. Rinnovare la legge umana è necessario e l’Eterno a ciò vi prepara. Io dico ad ogni singolo umano che ha esteriore di donna: sappi guardare in te, sappi vederti con quegli occhi che rivelano l’alto compito di vestale di un focolare, anche quando esso focolare non è costituito da legge umana. La donna è posta a completare l’uomo: un’unica, una sola individualità, divisa in apparenza ma non in sostanza. Ecco il connubio Adamo ed Eva, così va inteso.

 

      - Secondo noi la responsabilità di un‘anima che sopprime dovrebbe essere relativa perché la legge sociale è talvolta crudele…[2]

 

      Non si sopprime! Il frutto rimanga anche quando non ha il suggello della legge umana, e la donna con fronte alta si ponga avanti a Dio e davanti agli uomini con quello che alimenta in sé.

      “Superare, superare” deve gridare l’uomo e, così gridando, acquista energia. Per quei casi di cui si dice in continuità “ è destino, non si può far altro”, Io domando: per quale circostanza non si poteva far altro, e che fanno i fratelli che si dimenticano dei fratelli? Non per niente siete tutti legati al nucleo degli umani per sostenervi l’un l’altro. Là dove la predestinazione colpisce il fratello, correte in suo soccorso.

  

 

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[1] Vita dell’umanità nel tempo (n.d.r.)

[2] la domanda non è stata interamente espressa perché interrotta dall’Entele stesso (n.d.r.)

 

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